ATTRAVERSANDO LA GEORGIA

ATTRAVERSANDO LA GEORGIA agosto 2013

Un volo notturno ci porta a Tbilisi, capitale della Georgia. Il gruppo, con il quale trascorreremo il viaggio, è composto da sette persone; oltre a noi due, ci sono quattro signore torinesi e una signora di Roma. Alloggiamo in un albergo di stampo sovietico abbastanza recente, con una scalinata all’ingresso. La stanza è bella, un miniappartamento con angolo cottura, la grande finestra angolare affaccia su un cortile interno tutto grigio, un po’ triste; ci affrettiamo a chiudere le tende.
La colazione di tipo continentale è abbondante: cornetti, marmellate, salumi, pane tostato, succhi di frutta e caffè. Nelle grande sala adibita alla colazione sono presenti famiglie islamiche allargate, le donne sono completamente vestite di nero, ma molto truccate e con labbra luccicanti di rossetto; un numeroso gruppo di ebrei consuma la colazione preparata da loro stessi, perché il cibo deve essere Kosher; vengono da Israele per trascorrere in Georgia le vacanze. Tea, la guida del primo giorno racconta che i georgiani sono molto amici (?) degli ebrei.
In una piccola bottega vicino all’albergo cambiamo gli euro in lari, poi inizia il tour a piedi della città. La prima impressione è piacevole, costruzioni antiche in legno e pietra, costruzioni moderne in cemento, vetro e tubolari di acciaio quasi tutte realizzate dall'architetto italiano Michele De Lucchi, ma anche molte case semidistrutte. Tea, una fervente credente, sotto un sole cocente ma a volte velato, mostra una Chiesa antica nel centro storico medioevale, e illustra anche i riti ortodossi ad esempio, come si fa il segno della croce con le tre dita unite per indicare la trinità e tante altre cose che non mi interessano un granché. In questo paese il ruolo della religione è molto più radicato nella cultura e nella mentalità dei georgiani di quanto non lo sia in Europa, il potere della Chiesa cristiano ortodossa è forte.
Passeggiando nel quartiere medievale di Tbilisi si percepisce l’anima multietnica e la contaminazione con la cultura orientale. Sui tavoli dei bar coperti da coloratissime tovaglie troneggiano i narghilè. Il centro è gradevole, con palazzi dell’ottocento ornati di balconi di legno dipinto; purtroppo però è completamente privatizzato da bar, locali, ristoranti con tende, tendoni, sedie, divani, palchi, c'è un po' di tutto, diciamo un po' troppo. Il pranzo è ottimo, consumato in un posto molto carino. La cucina georgiana è ricca di sapori, pietanze speziate con il coriandolo, pane ripieno di formaggio fuso, un meraviglioso impasto di mozzarella filante e foglie di menta tritata. Al museo del Tesoro, sono esposti gioielli eseguiti nel periodo che va dal quarto secolo prima di Cristo al quarto secolo d.C.. Oggetti meravigliosi ritrovati nelle tombe, realizzati in oro con la tecnica della cera persa e della filigrana, soprattutto bracciali e coppe.
Il carattere orientale di questa città che alla prima impressione sembrava essere presente e lasciava sperare in altri segnali di questa antica cultura, nel proseguimento della passeggiata si va un po' perdendo. Hanno costruito molti edifici e ponti con design ed architettura moderna e non tutti gradevoli, anche il quartiere medievale non ha edifici originali, ma solo l'impianto è dell'epoca, molti edifici sono stati ricostruiti nell’800; ciò non toglie, comunque che sia molto gradevole.
Si riconferma, ancora una volta, la convinzione, formatasi viaggiando e conoscendo città non solo europee, che è in atto un processo di avvicinamento e di somiglianza tra un luogo e l’altro, tra una città e un’altra, una forma di globalizzazione urbana in cui il turismo e tutto ciò che ne consegue la fa da padrone.
Via Rustaveli è la strada principale di Tbilisi, lunga circa 3 km, si presenta, stranamente, con un lato pieno di negozi e negozietti di gadget per turisti e bar, e l’altro di palazzi monumentali, oltre a un grande negozio di Cartier, sarà anche quello un monumento?
La strada non è male, un po' la via Veneto georgiana, è ornata da alberi, piante e aiuole fiorite, ma l'impressione è che ci sia sempre questo grande stridore tra i negozi di firme, ormai riconosciuti a livello mondiale e la situazione di povertà e miseria che ancora persiste in Giorgia.
Signore anziane vendono per strada cartocci di semi di girasole o ricordini religiosi; vicoli oscuri e inquietanti separano un edificio dall'altro, un venditore di giornali, cartoline e vecchi libri invade il muretto e tutta la aiuola di un albero per esporre la sua merce, coprendo con i sassi i giornali e i volumi perché non vengano sollevati dal vento.
Più avanti c’è il vecchio Parlamento, ora trasferito nella città di Kutaisi, in mattoni color arancio con un grande colonnato al di sotto del quale una serie di fontane ne orna il fronte. Inizia il tour del paese con la nuova guida, Sasha, un ragazzo che è stato seminarista in Italia per 4 anni e poi ha deciso di abbandonare la chiesa. Mtskheta è l’antica capitale e il centro religioso della Georgia, c’è il Monastero di Jvari, dove vivono suore vestite come le donne islamiche, non c’è poi molta differenza fra gli usi e i costumi delle diverse religioni; visitiamo poi la Cattedrale di Svetitkhoveli, dove ancora oggi si svolgono importanti cerimonie religiose.
In Georgia la religione è un fondamentale elemento di unione e saldatura della popolazione, in qualche modo ha sostituito il credo del comunismo staliniano. La sua invasività viene promossa dalle guide stesse, che spiegano con grande dovizia di particolari i riti e i simboli ortodossi. In effetti questo viaggio ha più del pellegrinaggio che di viaggio di conoscenza del paese.
Le donne devono entrare in chiesa e nei luoghi sacri con la testa coperta e a volte devono indossare anche un pareo sui pantaloni perché non si devono vestire da uomini. Vediamo, poi, che nugoli di ebrei entrano nelle chiese infischiandosene di questi obblighi, con le donne scollate e a testa scoperta. Alcuni di loro sono stati malmenati, così c'è stato raccontato da Sasha, perché hanno urinato vicino alla mura della chiesa, comportamento ritenuto una grande offesa e arroganza.
Lungo il tragitto per tornare al pulmino c’è un edificio nella cui parte alta troneggia un bellissimo mosaico socialista, la parte bassa risulta abbandonata. La guida ha spiegato che quella era la casa del popolo e in seguito alla caduta del comunismo è stata abbandonata e nessuno ha pensato di restaurarla; le guide non ne parlano, mentre è un bellissimo edificio artistico che, comunque, costituisce la memoria del paese.
Si prosegue verso la città di Kutaisi nella Giorgia occidentale. La strada attraversa una zona molto verde e boscosa, nel primo tratto coltivata a frutteti, i prodotti sono venduti dai contadini lungo i bordi della strada; la merce è esposta su banchetti ombreggiati o sui camion carichi di cocomeri. Il resto del percorso è costituito da boschi e prati, una natura generosa e ricca.
La guida ci ha illustrato la situazione politica e sociale prima e dopo la caduta del comunismo. Durante il comunismo l'assistenza sanitaria e l'educazione erano gratuite, e il governo, addirittura, sosteneva economicamente i ragazzi che volevano proseguire gli studi. Tutti avevano la casa e il lavoro, la dimensione della casa cambiava a seconda del numero dei componenti della famiglia, più numerosa era la famiglia più grande era la casa.
Adesso, invece, non tutti hanno il lavoro, lo stipendio medio è intorno alle 150/200 € mensili, gli affitti degli appartamenti si aggirano intorno ai 150 €, l'assistenza sanitaria è privata, quindi chi può si assicura, e pochi possono farlo per i bassi redditi.
I servizi igienici pubblici descritti dalla Lonely Planet non rispecchiano il livello di quelli frequentati in giro per la Georgia. I bagni sono a pagamento, si tratta di bagni turchi vecchi e sporchi, con cestini traboccanti di carta sporca.
L’ingresso nella città di Kutaisi è un insieme di fabbriche vuote, di grandi condomini sovietici, alcuni cadenti anche se occupati, altri abbandonati. La sensazione è quella di trovarsi in un posto depresso; forse per questo hanno pensato qualche anno fa di trasferire il Parlamento in questa città sperando di dare nuovo impulso all’economia locale. Ma i risultati non sono stati soddisfacenti perché i parlamentari dopo le riunioni si affrettano a ripartire.
La Cattedrale di Bagrtati del 1100 domina dalla cima della collina; fu bombardata durante la guerra tra georgiani e turchi, e in seguito ricostruita. Il restauro è stato eseguito in maniera pessima, le parti mancanti sono state realizzate in cemento armato ed è stata aggiunta una struttura in ferro e cemento con un ascensore interno che porta dal piano terra, dove è situato l’altare, al matroneo.
La sistemazione per la notte è una Resort Spa che si trova nella località di Tskaltubo. L’albergo, costruito nel 1937 durante l’epoca di Stalin, fu frequentato da funzionari e militari del partito comunista sovietico; in seguito alla caduta del muro è stato abbandonato e solo di recente ristrutturato. E’ situato all’interno di un estesissimo parco disseminato di strutture termali e alberghiere, per la maggior parte cadenti e abbandonate; solo qualcuna è stata restaurata o è in fase di restauro. Sembra un cimitero.
Dà sicuramente la sensazione di un luogo di forte impatto visivo, ma assolutamente inadatto ai viaggiatori; dovrebbe diventare un sito da visitare, monumento e memoria storica del paese, piuttosto che un luogo dove alloggiare. L’Albergo dista circa mezzo chilometro dall’edificio maestoso in cui si consumano i pasti. In questo luogo si viene avvolti da un senso di disagio.
Il 19 agosto è stata una giornata piuttosto faticosa, una giornata di trasferimento. Uscendo dal parco degli scheletri l'autista ha sbagliato strada, girando in tondo e dopo un’ora cica ci siamo ritrovati davanti alla Resort Spa. Finalmente si arriva alle Grotte Carsiche di Prometeo.
La visita è splendida, le grotte offrono panorami grandiosi e spettacolari con stalattiti e stalagmiti, debitamente illuminate. Una tranquilla passeggiata di un chilometro e mezzo nel ventre della terra, durata una quarantina di minuti.
Il monastero di Gelati, costruito nel XII secolo in una posizione dominante, è veramente eccezionale per gli affreschi che ricoprono le pareti; la contigua Accademia riveste una grande importanza storica per gli studi di cultura cristiana e neoplatonica.
Dopo questa visita il viaggio prosegue per raggiungere la città di Akhaltsike. Un viaggio molto lungo e tormentato, perché all’ingresso di una galleria c’erano dei lavori in corso e si è formata una coda di auto e di camion pazzesca su una strada a due corsie con due sensi di marcia; i soliti furbi passavano avanti fino a invadere completamente anche la corsia del senso contrario per cui si è bloccato tutto. Dopo quasi un'ora finalmente si riesce a proseguire, arrivando alla meta alle 20,00 passate. L’albergo è nuovo e gradevole, la cena ottima, si passeggia dopo cena nelle strade di questa piccola città di cui solo il centro è stato restaurato.
La città rupestre di Vardzia del XII secolo si trova in un paesaggio splendido, la strada corre lungo il corso serpeggiante di un fiume, la vegetazione è folta e ricca; intorno il Piccolo Caucaso, ma si vedono in lontananza anche le montagne del Grande Caucaso. Le mucche ci accompagnano lungo il percorso, si sdraiano sulla strada, indifferenti alle macchine; l’autista ha dovuto fare uno scarto con l’auto per evitare una mucca che si era lanciata improvvisamente davanti a noi.
La spettacolare città scavata nella roccia di Vardzia fu costruita per volontà della regina Tamara, vicino alla monastero omonimo. E’ veramente incredibile, si sviluppa in verticale sulla parete di pietra della montagna: il teatro con il palcoscenico, nicchie, scale e scalette, addirittura una farmacia con gli scaffali di pietra per le medicine. Nella parte alta della città c’è un grande spazio pubblico per riti e cerimonie scavato nella roccia, con un foro nella montagna per il passaggio dell'aria, e un refettorio con al centro un piccolo scavo per far spurgare l'animale da cucinare, circondato da sedili. La cappella dentro il monastero, in fase di restauro, è completamente affrescata. Il panorama che si gode dall’alto è mozzafiato, la valle rigogliosa con il fiume che scorre nel mezzo.
Abbiamo pranzato in un posto delizioso sulla riva del fiume, una casa di campagna piena di fiori, un ottimo pranzo a base di trota allo spiedo, senza
condimento, buonissima, patate dolci, ratatouille, l’immancabile pizza ripiena di formaggio fuso, il cocomero e una caraffa di vino rosso fresco e… tante vespe. Sasha ha suggerito di bruciare la polvere di caffè su piattini posti sulla tavola; in effetti funziona, alle vespe non piace il caffè e così il fumo prodotto dalla combustione le ha tenute lontane. In conclusione il pranzo è stato movimentato, divertente e molto saporito. I proprietari si stanno organizzando per fornire in futuro oltre al pranzo anche il soggiorno. Pensiero del dopo pranzo i georgiani sono spesso arrabbiati e scuri in volto.
Immancabile la visita a Gori, città natale di Stalin, con relativo museo fotografico, dove sono esposte una grande quantità di immagini di Stalin che ricostruiscono una storia non molto oggettiva. Nel giardino del museo c’era la casa dove Stalin è nato e il vagone ferroviario sul quale viaggiava, davvero un pezzo di storia.
Il viaggio prosegue verso la città di Uplistsikhe dove visitiamo l'antica città rupestre che risale a sette secoli prima di Cristo. Si tratta, anche in questo caso, di una città scavata nella roccia con degli ampi spazi aperti, situata sulla cima di una collina panoramica prospicente il fiume. Ci sono le terme, il teatro, una grande sala dedicata alla regina Tamara, una farmacia, è un sito splendido, ci si sente parte della storia. Sulla sommità si erge una Chiesa ortodossa costruita in tempi più recenti.
Si prosegue per il nord del paese, lungo la Grande Strada militare Georgiana verso il Complesso di Ananuri del XVI secolo, cittadella fortificata che sorge in una posizione magnifica: domina un lago artificiale generato da una diga costruita a valle, circondato da una ricca vegetazione. La fortezza è interessante soprattutto perché ha al suo interno una Chiesa all'origine completamente affrescata, poi, in seguito a guerre religiose intestine, le pareti furono ricoperte di vernice; ora sono riusciti a portarne alla luce una parte che raffigura il Giudizio Universale. L’uscita è costellata di bancarelle, come sempre accade intorno ai siti di interesse storico e culturale; è raro visitare un paese in cui non è possibile acquistare qualcosa, un ricordo, ma trovare soltanto della paccottiglia.
Si sale a 1800 metri di altitudine in una località sciistica dove si trova l’albergo, nuovo e ben tenuto. Dopo cena comincia a piovere; per domani è prevista una gita in jeep per arrivare ad oltre 2000 metri, e tutti speriamo che il tempo migliori.
Ma invece piove e la montagna è avvolta dalla nebbia, ci dirigiamo verso la località di Kazbegi, che si trova a 15 chilometri dal confine russo, attraverso il passo di Jvari a 2400 metri. Una strada tra le montagne del Grande Caucaso. Lungo il percorso si incontrano lavori in corso per diversi chilometri che rallentano parecchio il viaggio. Le jeep sono pronte e inizia la salita fino a 2170 metri di altitudine e l’ultimo tratto si prosegue a piedi per raggiungere la Chiesa della Trinità di Gergeti del XIV secolo, circondata da montagne innevate, spettacolare. Attualmente l’Abbazia è gestita da una comunità composta di 3 monaci. La strada per salire è piena di buche, sassi, fango e nebbia, perché la giornata è fredda e piovosa. Si ritorna lungo la stessa strada, come sempre succede in Giorgia, si percorre due volte la stessa la strada, andata e ritorno, la maggior parte del tempo si passa nei trasferimenti.
La nostra meta finale è Tbilisi, dove si resta un altro paio di notti e si fa un giro nel piccolo centro storico.
La tour operator, Irina, ha organizzato una deliziosa cena sul battello durante l’escursione sul fiume Mtkvari per salutare il nostro gruppo al termine del tour, è stata una bella serata. Abbiamo scambiato idee e opinioni su come migliorare il viaggio. Ha donato ad ognuno una foto di gruppo scattata il primo giorno. La vista notturna dal battello in movimento della città illuminata sapientemente è molto suggestiva.
Il percorso del viaggio è stato di circa 2000 chilometri e abbiamo avuto contatti con negozi, bancarelle, bar, albergatori e ristoranti, ma non abbiamo trovato nella popolazione georgiana l'accoglienza di cui parla la Lonely planet, sono maleducati e scorbutici, suore comprese, l’impressione è di un popolo chiuso, non abituato al turismo. Ma la Georgia è un bellissimo paese da scoprire: una natura ricca e generosa, molte risorse storico-architettoniche da vedere e di cui godere, una popolazione così poco nota da conoscere.